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Approfondimenti | 26/11/2018

La collezione dei Principi del Liechtenstein in mostra a 'Fragili tesori dei Principi. Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze'

Fragili tesori dei Principi. Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze

*In molte epoche della storia dell’arte i rapporti artistici tra Firenze e Vienna sono stati più che fruttuosi in particolare per quel che riguarda la dinastia dei principi del Liechtenstein. In primo luogo va qui menzionata l’arte della glittica, per la quale fu di fondamentale importanza lo scambio tra le manifatture di Firenze e quelle presso la corte dell’imperatore Rodolfo II a Praga. Uno scambio nel quale, non da ultimo, era coinvolta in maniera decisiva anche la casata Liechtenstein con il “Palatino del Castello”, il principe Carlo I (1569-1627), una figura chiave, che a Praga è stata responsabile anche delle collezioni e degli artisti. Dopo la morte dell’imperatore Rodolfo nel 1612 si era attenuato l’interesse collezionistico presso la corte e Carlo I poté servirsi di questo intenso contatto con gli artisti per le sue esigenze personali. Tra i risultati si annoverano i due primi esemplari importanti delle collezioni principesche in pietra dura, un piano da tavolo e un cassone sontuoso, eseguiti in ricordo della battaglia sulla Montagna Bianca, intorno al 1620 nelle botteghe praghesi dai maestri fiorentini qui ancora attivi: Cosimo di Giovanni Castrucci e Giuliano di Pietro Pandolfini.

Ad ampliare la collezione precedente fu un piano da tavolo di Giuliano di Pietro Pandolfini da Firenze che in seguito il figlio di Carlo I del Liechtenstein, il principe Carlo Eusebio I (1611-1684), poté acquistare nel 1637 nella città sull’Arno durante il suo Grand Tour e che rappresenta quanto di più bello sia stato realizzato dal barocco fiorentino. Nel 1726, con l’acquisto del monumentale mobile settecentesco, il Badminton Cabinet, da parte del duca di Beaufort, Henry Somerset, che lo aveva commissionato alle officine granducali, si poté coronare un’intensa rete di rapporti in questo ambito nel 2004, acquistandolo per le collezioni principesche.

In tutto ciò riveste un ruolo altrettanto importante anche il successivo terzo principe della casata, Giovanni Adamo Andrea (1662-1712). Di lui non sappiamo se avesse visitato anche Bologna e Firenze durante il suo viaggio in Italia, al quale lo aveva costretto il padre, in primo luogo allo scopo di recuperare nelle cerchie alchimistiche di Venezia il segreto per produrre l’oro. Molto parla a favore del fatto che egli avesse visto ambedue le città, ammirando i capolavori del cui acquisto si sentiva quasi obbligato. Un centinaio di lettere scambiate con Marcantonio Franceschini da Bologna per convincerlo ad andare a Vienna non sortirono l’esito sperato. A Firenze il Principe mise insieme una collezione ineguagliabile di bronzi, soprattutto di Massimiliano Soldani Benzi. Per buona parte si tratta di copie dall’Antico provenienti dalle collezioni Medici, di cui – fedele alle istruzioni del padre – fece realizzare i calchi e le copie fuse di bronzi con l’autorizzazione dei granduchi di Toscana. Forse non è neanche un caso che tra questi bronzi si trovino due copie delle principali statue della Tribuna – l’antica Venere Medici e il Fauno – e che, grazie alla copia del dipinto di Raffaello San Giovanni nel deserto, anche quest’opera esemplare sia giunta – per lo meno come riproduzione – nelle collezioni principesche.

In realtà il suo successore, il principe Antonio Floriano (1656-1721), dal 1719 anche primo reggente del principato del Liechtenstein, appena entrato a far parte del Sacro Romano Impero, fu anch’egli un grande mecenate delle arti. Durante la sua reggenza, nel 1718 viene fondata a Vienna la Manifattura di porcellane di Claudius Innocentius Du Paquier, la cui residenza a Rossau, un sobborgo di Vienna, era vicina al Gartenpalais del principe di Liechtenstein. La Manifattura viennese, seconda in Europa dopo Meissen, iniziò 300 anni fa la sua produzione e la celebrazione di questo anniversario ha dato spunto per realizzare questa mostra. Fra le molte porcellane del Du Paquier acquistate da Antonio Floriano del Liechtenstein e i suoi successori, si trovano pezzi del grande servizio principesco con scene di caccia, ora parte della mostra di Firenze. Benché la prima Manifattura viennese, seconda in Europa, sia stata di fatto un’impresa privata senza grande successo economico, essa lasciò tuttavia molti oggetti straordinari oggi esposti in mostra, come la terrina con coperchio, preziosamente montata, dell’Ermitage di San Pietroburgo o il Crocifisso del Museo di Cleveland.

Malgrado le difficoltà, la Manifattura viennese è riuscita a sopravvivere fino ai giorni nostri grazie alla fondazione di nuove aziende e a misure preventive. Un’altra importante pietra miliare nella storia della porcellana europea venne posta dal marchese Carlo Andrea Ginori nel 1737 con la fondazione della Manifattura di porcellana di Doccia, per cui l’apporto di arcanisti e pittori viennesi rappresentò un aiuto decisivo.

E qui si chiude di nuovo il cerchio con le sculture del Soldani Benzi, dal cui lascito e da quello di altri importanti scultori il marchese Ginori poté acquistare molti modelli, che avrebbero contribuito a evidenziare un ulteriore aspetto di questo nuovo materiale, la porcellana, da allora utilizzato per riproduzioni in grande scala. Anche in questo campo negli ultimi anni le collezioni principesche sono state arricchite con pezzi straordinari: sculture di una materialità totalmente diversa sono state collocate accanto ai bronzi già presenti nella collezione, e le Stagioni di Girolamo Ticciati, copiate in porcellana da Gaspero Bruschi e dipinte a Firenze da Carl Wendelin Anreiter von Ziernfeld, a coronamento del Badminton Cabinet, servono a testimoniare quanto questi mondi siano stati collegati fra loro.

Un periodo decisivo nella storia della Manifattura viennese e in quella della collezione fiorentina è stata l’epoca della reggenza del granduca Pietro Leopoldo, poi Leopoldo II, che, dopo il nuovo inizio fulminante della Manifattura sotto Conrad Sörgel von Sorgenthal (1784), acquisì importanti serviti da Vienna, tant’è che queste raccolte e quelle delle collezioni principesche si completano meravigliosamente l’una con l’altra.

Nell’ultimo decennio la collezione principesca è cresciuta in maniera decisiva in tutti i settori della porcellana grazie a un gran numero di nuove acquisizioni, sia nel campo delle porcellane neoclassiche e Biedermeier che delle raccolte precedenti dell’epoca Du Paquier, come testimoniano gli esempi qui esposti del servizio dei principi di Oettingen-Wallerstein o il recente acquisto della zuppiera con coperchio, dipinta in maniera straordinaria nello stile dell’Asia orientale.

La collaborazione europea e un pensiero che travalica i confini nazionali si manifestano nelle vicende delle due Manifatture, appartenenti a una storia comune di governo e collezionismo confluite in questa stessa rassegna espositiva che si deve all’attuale cooperazione tra le due istituzioni e i loro collaboratori e collaboratrici. Una mostra che ripercorre questa lunga storia non a Vienna, dove venne già esaminata nella esposizione Barocker Luxus Porzellan del 2005, bensì a Firenze, dove le idee hanno trovato un comune terreno fertile. Un grazie alle istituzioni e un ringraziamento al direttore Eike D. Schmidt per aver reso possibile questo dialogo nella meravigliosa cornice di Palazzo Pitti.

Johann Kräftner , LIECHTENSTEIN. The Princely Collections, Vaduz–Vienna

*Presentazione al catalogo della mostra edito da Sillabe

Fragili Tesori dei Principi. Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze 

Tesoro dei Granduchi di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze

13 novembre 2018 – 10 marzo 2019 

da martedì a domenica 8.15-18.50

  

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