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Abito da sposa con cappello, scarpe e calze

Manifattura milanese e romana (abito etichetta “Gallizier & Oddono/Lanerie Velluti/Seterie Confezioni Novità/Milano via P. Umberto 5.7.”; scarpe etichetta “Premiata Calzoleria/A. Giangrandi/Roma - via Frattina 79”)

Data
1887
Tecnica
Gros de Tours moiré di seta color avorio; velluto riccio a due altezze operato di seta color avorio; merletto meccanico
Inventario
Tessuti Antichi 5783, 5784, 5785, 5786, 5787, 5788, 5789 e 5791

Quest’abito da sposa in tre pezzi (corpino, gonna e strascico) fu confezionato nel 1887 per il matrimonio di Claretta Angelucci in Vitali, ed è giunto fino a noi completo di cappello, scarpe e calze. Reca all’interno l’etichetta di una nota casa di mode milanese “Gallizier & Oddono” che impiegava per i propri modelli sarte e tessuti parigini.

Rimarchevole proprio l’abbinamento dei tessuti di seta, un gros de Tour moiré, dal tipico aspetto a costine marezzato, abbinato a un velluto riccio operato, ossia col pelo che forma piccoli anelli ed è distribuito a disegnare motivi di rose e ramages stilizzati.

L’abito incarna perfettamente la moda degli anni Ottanta del XIX secolo, non solo nell’accostamento di due tessuti, uno semplice e uno operato, ma anche nel drappeggio asimmetrico della gonna riccamente ornata, arricchita di alte balze di merletto meccanico e di pendenti in seta e perline di vetro. Sotto alla gonna il volume posteriore era garantito da una tournure, ossia una struttura formata da sottili semicerchi di metallo che conferiva la tipica silhouette. Caratteristico di questi anni è anche il corpino che, seppur costituito da un unico capo, suggerisce l’illusione di una corta giacca con risvolti indossata su una camicetta drappeggiata. Le maniche sono a tre quarti, ed erano abbinate a lunghi guanti che coprivano la mano e il polso.

Il lungo strascico, abbottonato in vita e agganciato lateralmente alla gonna, poteva essere rimosso per rendere meno formale o più agevole l’abito, per esempio per il ricevimento dopo la cerimonia.

L’abito è giunto fino a noi con alcune modifiche subite nel tempo. Il plastron frontale del corpino era stato rimosso per creare una scollatura, e il girovita era stato allargato aprendo alcune pieghe. Si può ipotizzare che l’abito fosse stato così adattato per essere utilizzato per ricevimenti serali, occasioni che, a differenza del giorno, richiedevano di scoprire collo e décolleté. La conservazione insieme all’abito del plastron ha permesso tramite un intervento di restauro di riportare l’abito alla forma originale.

Il cappello, di piccole dimensioni come richiedeva la moda del decennio che lo voleva calzato sull’alto chignon, è ornato da nastri in gros de Tour moiré, come l’abito, e completato da alte piume di struzzo bianche che ne accentuano la verticalità. Le scarpe, in raso di seta color avorio con ricamo in perline di vetro bianche sulla punta, sono scollate, con tacco a rocchetto, e recano all’interno l’etichetta della “Premiata Calzoleria A. Giangrandi” di Roma.

Dono di Anna Vitali, Firenze.

Bibliografia

La Galleria del Costume/4, Centro Di, Firenze, 1990, 58-59

Testo di
Camilla Colombo; Vanessa Gavioli
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