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Ercole e Onfale

Bartholomeus Spranger (Anversa 1546 - Praga 1611)

Data
1585 c. – 1590
Tecnica
Penna e inchiostro, pennello e inchiostro diluito, biacca, tracce di pietra nera su carta
Dimensioni
242 x 197 mm
Inventario
n. 2362 F
Iscrizioni

Sul recto in basso a sinistra, a matita, in grafia moderna ‘E [G]olzius’; sul verso in alto, a matita, in grafia ottocentesca (P. N. Ferri?) ‘1189 Enrico Goltzio Cart. 636 – D. 2362’. Sulla carta di rinforzo, sul verso in alto a sinistra, a matita nera, E. K. J. Řezníček ‘Spranger si Per’

Il disegno, eseguito da Bartholomeus Spranger durante il lungo soggiorno alla corte praghese dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, raffigura la schiavitù di Ercole presso la mitica regina della Lidia Onfale, che, vestendo la pelle del leone nemeo e brandendo la clava, costringeva l’eroe a torcere la lana indossando abiti femminili. Tale soggetto mitologico, tradotto efficacemente in immagine da Spranger con un velato riferimento erotico, assume nel contesto culturale della corte rudolfina un duplice significato. Da un lato allude infatti al potere esercitato in amore dalla donna sull’uomo, secondo un tema piuttosto popolare nel Nord Europa, dall’altro lato invece simbolizza il processo alchemico della fusione dei due generi, in accordo con gli interessi esoterici dell’imperatore.

Le forme statuarie e monumentali assunte dalle due figure testimoniano la piena assimilazione da parte di Spranger dei linguaggi figurativi della tradizione artistica centro e nord-italiana con la quale il pittore fiammingo ebbe modo di confrontarsi tra il 1565 e il 1575 durante i soggiorni a Milano, Parma e Roma.

Il disegno, forse preparatorio per un dipinto di uguale soggetto realizzato dall’artista intorno al 1585 e oggi alla Gemäldegalerie del Kunsthistorisches Museum di Vienna (inv. n. 1126), funse sicuramente da modello per la puntuale traduzione a bulino di Anton Eisenhoit datata al 1590.

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