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San Gerolamo in un paesaggio italiano

Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida 1606 – Amsterdam 1669)

Data
1653 c.
Tecnica
Acquaforte e puntasecca
Dimensioni
259 x 210 mm
Inventario
6084 St. Sc.

Profondo conoscitore della storia dell’incisione, Rembrandt trae spesso ispirazione dagli antichi maestri italiani, copia le stampe di Mantegna e guarda ai disegni del tardo Rinascimento, dei quali si trovano talvolta reminiscenze nelle sue opere. In questo San Girolamo in un paesaggio italiano, detto “alla maniera di Dürer”, queste fonti compositive si riconoscono a prima vista: dagli edifici rustici, tratti da disegni di Giulio e Domenico Campagnola all’impianto generale della scena immersa in un’atmosfera armoniosa e soffusa che ricorda i paesaggi di Tiziano, di cui riprende il sereno equilibrio.

Il carattere apertamente non finito delle figure in primo piano, che restano come bruciate da una luce abbagliante, contribuisce al fascino di un’immagine che non ha nulla di soprannaturale, ma anzi sottolinea la serena quotidianità del vecchio santo immerso nella lettura. Se con ogni mezzo Rembrandt cerca di ottenere una costruzione equilibrata, seguendo i modelli dei maestri antichi, il suo universo resta però lontano da quello del Rinascimento: egli non idealizza le forme ma ricrea ciò che prende dalle sue fonti trasferendolo nella realtà oggettiva della vita quotidiana. Ciò avviene in virtù di una tecnica prodigiosa, che sa comunicare la frescura dell’ombra offerta dalle fronde in movimento, l’atmosfera sospesa del paesaggio in piena luce, la tensione dell’animale, attirato dai viandanti che attraversano il ponte in lontananza.

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